Afta epizootica (AE)

Su scala mondiale, l’afta epizootica (AE) è una delle malattie virali più devastanti che colpisce gli animali da reddito. Può infettare in brevissimo tempo tutti gli animali a unghia fessa di un’azienda e causare ingenti perdite economiche.  

Attualità

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Casi in Marocco.

 

 
 
 
 
 
 
 
 

Tutti gli artiodattili sono ricettivi all’afta epizootica, che non costituisce invece un pericolo per l’essere umano.

I sintomi variano a seconda della specie animale. Dato che la malattia è altamente contagiosa, la maggior parte delle volte si ammalano tutti i capi di un effettivo. Gli animali giovani possono morire a causa dell’infezione, anche se nel complesso la mortalità non è molto elevata.

Sintomi della malattia nei bovini: vesciche a livello del musello, della mucosa orale, della lingua, negli spazi interdigitali e sulle mammelle. Siccome le alterazioni agli unghioni sono dolorose, gli animali zoppicano, effettuano passi piccoli e tendono a stare maggiormente sdraiati. Si evidenziano un’elevata salivazione, disturbi della masticazione e schiocchi della bocca. Gli animali presentano inoltre febbre, inappetenza e apatia.

Rispetto ai bovini, nei suini i sintomi sono meno marcati. Gli spazi interdigitali sono tuttavia maggiormente colpiti, il che determina zoppia acuta e una maggiore tendenza a stare sdraiati. Nelle scrofe può causare morti improvvise.

Negli ovini e nei caprini i sintomi sono spesso lievi e la formazione di vesciche è meno evidente.

In presenza di problemi non chiari con sintomatologia simile a quella della AE ma senza le combinazioni di sintomi sopracitate, previa consultazione dell’IVI i veterinari possono prelevare e inviare campioni per far effettuare un’analisi di esclusione dell’afta epizootica. In questo caso non devono essere presi provvedimenti di polizia epizootica ai sensi dell’articolo 84 dell’ordinanza sulle epizoozie.

Contagio e diffusione

L’agente patogeno, un virus del genere Aphtovirus, rimane infettivo per mesi nel latte crudo, nei latticini sottoposti a trattamento termico insufficiente e nella carne congelata o salmistrata. Nella sporcizia delle stalle, nel letame e nel liquame può restare infettivo fino a due settimane in estate e fino a tre mesi in inverno.

La malattia viene trasmessa per contatto diretto tra animali. Tutte le evacuazioni degli animali contagiati contengono l’agente epizootico. Questo agente, se contenuto in piccole goccioline nell’aria, può sopravvivere a lungo e diffondersi con il vento anche su lunghe distanze. Pure gli animali infetti privi di sintomi, come spesso accade per ovini e caprini, trasmettono la malattia.

L’agente può inoltre diffondersi indirettamente tramite gli impianti e il foraggiamento degli animali con scarti di carne e latticini contenenti il virus.

L’afta epizootica è diffusa in Asia, Africa (soprattutto nel Medio e Vicino Oriente) e Sudamerica. Nel 2007 è stato registrato un focolaio nel sud della Gran Bretagna mentre nel 2015 ve ne sono stati diversi in Turchia e Nordafrica. L’ultimo caso in Svizzera risale al 1980. Attualmente il nostro Paese è riconosciuto ufficialmente indenne dall’afta epizootica.

Cosa fare?

  • Non introdurre la malattia in un effettivo tramite animali o sperma acquistati.
  • È illegale importare in Svizzera prodotti a base di carne provenienti da Paesi colpiti dall’afta epizootica.
  • È vietato foraggiare i suini con scarti alimentari.
     

Esistono vaccini contro la malattia ma il loro impiego come misura preventiva è vietato in Svizzera. Il nostro Paese conserva vaccini di emergenza per la lotta in caso di epizoozia.

L’afta epizootica è un’epizoozia altamente contagiosa e vi è un obbligo di notifica per tutti coloro che detengono, accudiscono o trattano animali. I casi sospetti devono essere notificati al veterinario dell’effettivo. Importanti informazioni per i detentori di animali in caso di aumento del pericolo di epizoozia o di epizoozia conclamata sono consultabili in «Ulteriori informazioni» («Caso di epizoozia»). Le autorità preposte al controllo veterinario possono consultare i documenti per le situazioni d’emergenza su Extranet.

Ulteriori informazioni

Ultima modifica 05.08.2019

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