Il commercio illegale di specie animali e vegetali protette minaccia la biodiversità in tutto il mondo. Scoprite, sulla scorta di esempi concreti, come la Svizzera combatte efficacemente tale pratica attraverso divieti di importazione e azioni internazionali.
Divieti di importazione (trade bans)
Se necessario, la CITES può imporre divieti di importazione nei confronti di singoli Paesi. In tal caso, non sarà più consentito commerciare determinate specie e i rispettivi prodotti provenienti da questi Paesi. Tali misure vengono adottate ad esempio quando l’IUCN (International Union for Conservation of Nature) classifica una specie come fortemente minacciata o quando un Paese viola in modo comprovato le disposizioni della CITES.
Ogni anno l’INTERPOL conduce l’Operation Thunder in collaborazione con l’organizzazione mondiale delle dogane (World Customs Organization, WCO) al fine di combattere a livello globale il commercio illegale di specie protette. Numerosi Paesi e regioni partecipano a questa azione coordinata. Anche la Svizzera vi prende regolarmente parte.
L’anguilla europea (Anguilla anguilla) è un esempio particolarmente significativo di come le specie fortemente minacciate diventino oggetto di un commercio illegale organizzato nonostante le norme internazionali di protezione.
L’anguilla europea è elencata nell’allegato II della CITES. A causa delle sue lunghe migrazioni, della maturità sessuale tardiva e del fatto che si riproduce una sola volta nella vita, è particolarmente vulnerabile alla pesca eccessiva. Ciò nonostante, le anguille sono oggetto di pesca intensiva a tutti gli stadi di sviluppo. Di conseguenza, l’IUCN ha inserito questa specie nella lista rossa classificandola «in pericolo critico» (critically endangered), l’ultimo stadio prima dell’estinzione. Ciò significa che la sopravvivenza della specie sarebbe a rischio se il commercio internazionale non fosse sottoposto a controllo.
In Svizzera l’importazione e l’esportazione sono consentite solo con i relativi documenti CITES. Tuttavia l’UE, in quanto principale produttore, ha imposto già dal 2009 un divieto di importazione ed esportazione. È quindi escluso qualsiasi commercio legale nella regione europea.
Da alcuni anni le anguille giovani, chiamate «anguille cieche» poiché in passato erano erroneamente ritenute prive di occhi, sono oggetto di un traffico illegale redditizio e altamente organizzato. Vengono catturate soprattutto in Spagna, Portogallo e Francia e contrabbandate verso l’Asia tramite corrieri che ricorrono a rotte aeree. Per il trasporto, gli animali vengono chiusi in sacchetti di plastica riempiti d’acqua e ossigeno e tenuti al fresco per ridurre al minimo le perdite.
Una volta giunte a destinazione, le anguille cieche vengono messe all’ingrasso per poi essere consumate come prelibatezza. Il valore di una singola transazione di contrabbando può superare CHF 100 000.– a valigia.
Impegno della Svizzera
Anche la Svizzera può essere utilizzata come Paese di transito per il contrabbando dall’Europa all’Asia. L’USAV e l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) sono sensibilizzati in merito a questa forma di commercio illegale. In Svizzera sono già stati effettuati diversi sequestri di anguille cieche.
La lana shahtoosh di antilope tibetana (Pantholops hodgsonii) è considerata la più fine e pregiata al mondo. Per la produzione di un solo scialle occorre uccidere da due a cinque animali. Di conseguenza, la specie è a rischio di estinzione e il commercio di scialli in shahtoosh è severamente vietato a livello internazionale.
Le antilopi tibetane vivono fino a 5000 metri di altitudine e possiedono un manto estremamente isolante. Poiché non possono essere né addomesticate né tosate, per la produzione di lana vengono uccisi gli esemplari selvatici. La domanda costantemente elevata ha portato a una riduzione della popolazione di circa il 90% nel corso dell’ultimo secolo. La specie è elencata dal 1979 nell’allegato I CITES e gode quindi della stessa protezione dell’elefante, della tigre e del rinoceronte. È vietato qualsiasi commercio. Chiunque importi uno scialle di questo tipo in Svizzera è perseguibile penalmente e contribuisce all’estinzione della specie.
Gli scialli in shahtoosh sono considerati beni di lusso e possono costare fino a CHF 40 000.–. La Svizzera è un Paese importatore, in quanto registra una certa richiesta di tali articoli. Ogni anno l’UDSC intercetta scialli, che vengono poi sequestrati dall’USAV. Il numero costantemente elevato di sequestri dimostra che il commercio illegale persiste ed è organizzato a livello internazionale.
Per combattere il commercio di shahtoosh, l’USAV collabora a stretto contatto con INTERPOL, Europol e i Paesi produttori. Inoltre, effettua regolarmente controlli mirati insieme all’UDSC. In tale contesto svolge anche un’opera di sensibilizzazione nei confronti di chi indossa questi scialli, che spesso dichiara di non essere a conoscenza della provenienza della lana.